Cacciatore spara ai cardellini dal cortile di casa -denunciato dalla polizia provinciale

Sorpreso dagli agenti della polizia provinciale a sparare dall’interno di un cortile recintato nel centro abitato. È successo sabato mattina, alle 8, in una frazione di Cerea: i poliziotti che si trovavano in zona hanno udito distintamente dei colpi di arma da fuoco accertando, in poco tempo, l’autore degli spari. Si trattava di un cacciatore ottantenne che dal proprio cortile, confinante con altre abitazioni e nelle vicinanze di un distributore, sparava a dei cardellini. Gli agenti che lo hanno fermato perché è vietato sparare in luoghi abitati, hanno infatti scoperto che ne aveva appena abbattuti sei uccellini, una specie protetta la cui caccia è vietata. Ma le sorprese non erano finite: dal controllo delle armi è risultato anche un fucile calibro 20, con tanto di cartucce, appoggiato al muro di una rimessa in disuso e completamente incustodito.

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durante un controllo venatorio scopertoun arsenale

Durante un controllo in materia di caccia la Polizia Provinciale scopre un arsenale incustodito

 

Gli Agenti della Polizia Provinciale sabato mattina stavano eseguendo un controllo venatorio nel  Comune di Marano di Valpolicella quando si sono accorti che il cacciatore aveva nella cartucciera legata alla vita una cartuccia cal. 12 a palla, munizione per cui è obbligatoria la denuncia e che spesso vengono utilizzate dai bracconieri di ungulati, certamente non per la caccia alla lepre, come il cacciatore voleva far credere.

Invitato ad esibire la denuncia, il cacciatore accompagnava gli agenti poco distante, in un vecchio casolare disabitato per recuperare la denuncia. E qui sono iniziate le sorprese.

Il casolare disabitato nei pressi della sua abitazione aveva il portoncino di ingresso aperto e all’interno gli agenti rinvenivano immediatamente incustoditi alcuni fucili appoggiati al muro ed altri collocati all’interno di un armadio privo di chiusura.

Le armi risultavano denunciate ad un indirizzo diverso dal casolare in cui erano detenute in modo del tutto incustodito. Venivano altresì rinvenuti numerosi proiettili e cartucce a palla che non figuravano nella denuncia.

A questo punto venivano allertati i Carabinieri del Comando Stazione di zona e insieme si procedeva alla perquisizione del casolare, durante la quale venivano trovate ulterori munizioni non denunciate, una pistola per difesa personale non denunciata, nonché un chilogramma di polvere da sparo.

In totale sono stati sequestrati 8 fucili, 1 pistola, 1kg. di polvere da sparo, 6 munizioni da guerra (assolutamente vietate)  e 900 proiettili  di vario calibro.

Il cacciatore ed il fratello, anche lui cacciatore che usufruisce del casolare,  sono stati denunciati per

Detenzione illegale di armi e munizioni, anche da guerra, detenzione in luogo diverso da quello indicato in denuncia ed infine omessa custodia

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caccia di venerdì e in zona di ripopolamento e cattura – denunciato

Questa volta non manca proprio nulla:

Il cacciatore è stato sorpreso con un sacco contenete una lepre appena abbattuta nella giornata di venerdì in cui è vietata la caccia perché la legge 157/92 impone il silenzio venatorio il martedì ed il venerdì. Anche la zona di caccia era vietata perché area riservata alle zone di ripopolamento e cattura. E proprio per passare inosservato aveva utilizzato un fucile ad aria compressa il cui sparo non produce rumore. Durante la perquisizione è poi emerso che deteneva presso l’abitazione numerosi fucili e munizoni non denunciati, mentre non risultava più traccia di alcune armi denunciate e che avrebbero quindi dovuto essere custoditi presso l’abitazione.

Il bracconiere, F.A. di anni 60 residente a Bardolino, ha collezionato un bel po’ di reati in un colpo solo.

Dall’inizio della stagione venatoria non è però l’unico caso di bracconaggio avccertato dalla Polizia Provinciale: Sono ben 10 le persone già denunciate per vari reati di bracconaggio o comunque connessi alla caccia. Complessivamente sono state sequestrate 7 reati per uccellagione con 76 esemplari di avifauna, di cui solo 8 ancora vivi e rimessi in libertà. Sono stati sequestrati 3 fonofil (richiami acustici per uccelli vietati dalla legge) e persino una tagliola pericolosamente posizionata in un bosco, la cui cui proprietaria è stata denunciata. Denunciato un cacciatore che aveva abbattuto illegalmente un cormorano, un altro che aveva abbattuto due cinghiali in periodoin cui la caccia a tale specie è vietata e infine è stato denunciato un altro cacciatore che deteneva in auto un fucile carico.

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avvio del nuovo piano di eradicazione della nutria

A seguito dell’approvazione della deliberazione della Giunta regionale n. 1545 del 10 ottobre 2016 e del successivo provvedimento provinciale del 14 novembre, è stato dato avvio al piano di eradicazione della nutria anche nella provincia di Verona. Purtroppo l’interruzione degli interventi di contenimento, conseguente alla modifica della legge statale sulla caccia, ha determinato un incremento della specie e dei danni dalla stessa arrecati, che hanno reso necessario un ulteriore intervento normativo, sia a livello nazionale che regionale, che è appunto culminato con l’adozione del piano regionale di eradicazione della nutria 2016/2019

L’incremento della popolazione della nutria ha ormai assunto le dimensioni di una vera e propria emergenza di protezione civile: è un fatto  notorio che lo scavo di gallerie utilizzate come siti di riproduzione della nutria, provoca la progressiva erosione di molte arginature pensili, con conseguenti rischi idraulici rilevanti, potenzialmente in grado di mettere in serio pericolo l’incolumità di cose e persone, determinando  infiltrazioni e cedimenti con possibile esondazione in occasione di ondate di piena. Lo scavo di lunghe gallerie da parte delle nutrie è stata in questi anni la concausa del collassamento degli argini fluviali e di esondazioni, con danni notevoli alle popolazioni locali e alle attività umane; gli enti preposti alla vigilanza e manutenzione delle arginature dei corsi d’acqua segnalano ripetutamente tali fonti di pericolo, risultando vani gli interventi tecnici effettuati per riparare le falle,  perchè chiusa una tana le nutrie ne scavano immediatamente un’altra;

La Regione, a tal proposito, ha organizzato l’attività futura prevedendo il coinvolgimento diretto di molti soggetti, tra cui i Comuni,la Provincia, i cacciatori abilitati, gli Ambiti territoriali di caccia, i consorzi di bonifica, dai proprietari/conduttori di fondi agricoli, le organizzazioni professionali agricole e le associazioni venatorie. Molteplici sono gli interventi di controllo da mettere urgentemente in atto, in primis l’abbattimento con sparo praticati soprattutto dai cacciatori all’uopo abilitati e coordinati dall’Ambito territoriale di caccia e dalla Provincia che forniranno un prezioso aiuto alla Provincia, come già avveniva in passato. Grazie alla preziosa collaborazione degli ATC sarà quindi possibile ottimizzare le azioni di eradicazione sul più ampio territorio possibile, laddove la presenza e gli impatti saranno maggiori.

Sarà tuttavia necessario il coinvolgimento anche delle altre categorie di utenza interessate e ciò al fine di dare la massima efficacia ed efficienza agli interventi intrapresi. Importante sarà inoltre il contributo che verrà fornito dai Consorzi di bonifica per lo smaltimento delle carcasse delle nutrie abbattute dai cacciatori abilitati e dalla Polizia provinciale.

Il piano prevede altresì la possibilità di utilizzo delle gabbie/trappola da parte degli agricoltori:

proprio il ruolo del mondo agricolo, e conseguentemente delle organizzazioni professionali agricoli, dovrà risultare rilevante.

Gli interventi di controllo saranno attivati sin da subito, laddove sussistono le maggiori criticità: a tal propositola Provinciaha già organizzato una serie di interventi, anche sensibilizzando gli ATC che da anni hanno prestato la loro collaborazione nell’organizzazione e attuazione delle operazioni di contenimento nei confronti della nutria, che tra l’altro, è una specie di nessun interesse venatorio ad ulteriore conferma dell’importanza del ruolo assunto nella gestione di ta

http://www.provincia.vr.it/newweb/Area-servi/Settore-Fa/Determinaz/Determinaz8/det-controllo-nutria-piano-reg-2016_2018.pdfle roditore alloctono.

 

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Scoperto dalla polizia provinciale a catture uccellini con archetti

Nella giornata di ieri agenti della Polizia Provinciale di Verona hanno sorpreso a Cavaion un individuo, tale V.A. di anni 69 mentre catturava esemplari di avifuana anche protetta a mezzo di archetti artigianali. Il soggetto, che non è munito di licenza di caccia,  era già conosciuto per aver commesso in passato alcuni reati di bracconaggio e quando gli agenti lo vedevano armeggiare nel bosco immediatamente si insospettivano e lo coglievano nella flagranza di tendere degli archetti artigianali per catturare piccoli esemplari di avifauna.

L’archetto è una vera e propria trappola crudele costruita con rami flessibili che vengono messi in tensione con una corda che si chiude a scatto quando l’uccellino si posa su un legnetto sensibile: la cordicella si stringe ed intrappola il malcapitato esemplare spezzandogli le gambe e facendolo morire di inedia.

Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati ben 20 archetti trappola, 2 rami cosparsi di vischio e le sue ultime prede: 14 pettirossi , 1 merlo, 2 cinciallegre e 1 passera mattugia

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La Polizia Provinciale scopre roccolo abusivo

In località Case Antolini di Negrar gli agenti della polizia provinciale hanno scoperto un roccolo abusivo . Durante il servizio di vigilanza antibraconaggio udivano distintamente un richiamo acustico elettromagnetico simulante il canto degli uccelli  provenire da un fondo agricolo. Poiche tale strumento (in gergo chiamato fonofil) è sempre vietato per l’esercizio dell’attività venatoria, gli agenti si appostavano e in breve scoprivano una voliera contenente all’interno alcuni richiami vivi ed un uomo intento a posizionare e riattivare una rete da uccellagione. L’attività di cattura avifauna con tali strutture (chiamate roccoli) è illegale, come è illegale avvalersi per lo scopo dell’ausilio di richiami vivi o di fonofil. Nel corso della perquisizione venivavo scoperte tese fra i ciliegi e pronte a scattare numerose altre reti per la cattura, , una voliera contenente gli esemplari catturati, altre gabbiette e richiami acustici: una vera attività d’impresa. Ma anche all’interno del rustico annesso al fondo veniva rinvenuto un vero e proprio arsenale: trappole a scatto per la cattura di avifauna, 32 bastoncini ricoperti di vischio, 6 piattaforme anch’esse ricoperte di vischio Il bracconiere, identificato in R.S, di anni 70 è stato denunciato all’Auotrità Giudiziaria, tutto il materiale è stato sequestrato e gli esemplari di avifauna ancora vivi rimessi immediatamente in libertà

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SAN GIOVANNI ILARIONE. Nuova operazione della Polizia provinciale   Doppia denuncia a un cacciatore hi casa teneva specie protette   Una normale operazione di controllo sui documenti relativi alla licenza di caccia, si è trasformata per un cacciatore di San Giovanni Ilarione in una doppia denuncia all’autorità giudiziaria per la cattura e la detenzione illegale di avifauna protetta.   L’uomo, di 64 anni, che era a caccia, era stato fermato domenica scorsa da una pattuglia della Polizia provinciale per un controllo, ed era stato trovato sprovvisto di documenti relativi alla licenza.   Così ha accompagnato gli agenti a casa propria per dimostrare di essere regolarmente autorizzato all’attività venatoria. Ma la Polizia provinciale, oltre ad aver verificato che la licenza di caccia era in regola, ha visto due gabbie trappola con all’interno due lucherini, specie particolarmente protetta. Le gabbie trappola sono delle gabbiette divise in tré scomparti dove al centro sta l’uccellino che fùnge da richiamo agli altri della propria specie e gli altri due scomparti laterali sono provvisti di aperture a scatto. Quando l’incauto volatile entra attirato dall’esca, la porti   cina si chiude imprigionandolo. Tali strumenti servono ai bracconieri per il commercio illegale di esemplari vivi, a fine amatoriale, o destinati a diventare a loro volta richiami.L’attenzione degli agenti è stata attirata da altre due gabbie sistemate vicino alla finestra, con imprigionati un pettirosso e una passera scopaiola, esemplari entrambi privi di anelli di identificazione che ne certificano la nascita in cattività e si è quindi presunto che arrivassero pure questi da catture illegali. I volatili, che erano tutti in buona salute, sono stati liberati, mentre le gabbie trappola sono state sequestrate e il cacciatore è stato denunciato per utilizzo di mezzi illegali nell’attività venatoria e detenzione di specie protette.   La Val d’Alpone non smette di essere al centro di operazioni antibracconaggio che la Polizia provinciale sta conducendo con particolare solerzia e successo. Anche le operazioni di mercoledì, su L’Arena di ieri erroneamente attribuite alla Forestale, sono state invece compiute dagli uomini della Polizia provincia   le, diretti dalla comandante Anna Maggio. Si è trattato di una doppia denuncia nei confronti di un sessantenne vicentino che era a caccia nel Comune di Vestenanova privo totalmente di ogni autorizzazione per l’attività venatoria, ma aveva con sé fucile, richiamo elettronico e nel carniere ben 24 fringuelli già uccisi. L’altro caso era invece di un residente a Bolea che aveva steso una rete da uccellagione. Alla vista degli agenti era fuggito ma era stato raggiunto nella sua abitazione, dove sono stati trovati un richiamo elettronico con amplificatore e sei batterie, reti da uccellagione e diverse gabbie vuote ma utilizzate fino a pochi giorni prima. •VJL   La gabbia trappola scoperta dalla Polizia provinciale   -tit_org- Doppia denuncia a un cacciatore In casa teneva specie protette

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approvato il nuovo piano per l’eradicazione delle nutrie

La Regione Veneto ha emanato la L.R. 27 giugno 2016, n. 18 e successivamente con le DGR 1263 del 1 agosto 2016 e 1492 del 26 settembre 2016 ha approvato il piano triennale di eradicazione della nutria.

Da quando  l’articolo 11, comma 12, della legge 11 agosto 2014, n. 116 aveva modificato l’articolo 2, comma 2, della legge n. 157/92, escludendo le nutrie, al pari di talpe, ratti e topi, propriamente detti, e arvicole, dalla fauna selvatica oggetto di tutela, erano anche decaduti tutti i piani di controllo svolti dalla Province, rimaste prive di competenze in materia, con il risultato che era diventato praticamente impossibile continuare le operazioni di contenimento della specie per limitare  i danni idraulici e all’agricoltura causato da tali roditori

I provvedimenti della Regione attribuiscono alla Provincia la competenza ad attuare i piani di controllo in ambito extraurbano mentre in ambito urbano la competenza è dei Comuni.

E’ quindi nuovamente possibile il ricorso a gabbie trappole, ai piani di eradicazione con sparo ed anche l’affidamento ad apposite ditte specializzate nel pest control

In allegato i link ai provvedimenti regionali

hhttp://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=328334

http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2016/16lr0015.html?numLegge=15&annoLegge=2016&tipoLegge=Alr

http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=330512

 

 

 

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La Polizia Provinciale va ad eseguire la confisca di 82 uccellini sequestrati lo scorso anno e gli trova nidi di fringuelli appena nati

Un anno fa agenti della Polizia Provinciale avevano sequestrato ad un allevatore di Bussolegno 82 uccellini appartenenti alla fauna selvatica perché detenuti illegalmente. Divenuto definitivo il provvedimento di confisca, gli stessi agenti si sono recati a Bussolegno per procedere al prelievo e consegnare gli esemplari a una struttura protetta, ma si sono trovati difronte ad una situazione incredibile: Insieme agli 82 esemplari confiscati l’allevatore, l’allevatore, S.F., di anni 60, aveva provveduto a rimpiazzare quelli oggetto di confisca e deteneva un nido contenente tre piccoli pulcini di fringuello (specie selvatica protetta) nati da non più di una settimana e prelevati anch’essi illegalmente. E questa volta, per tentare di legittimarne la detenzione, attestava falsamente la nascita/provenienza apponendo degli anellini identificativi, peccato che si trattasse di anellini rilasciati esclusivamente per canarini, specie non selvatica allevabile e detenibile senza alcuna autorizzazione.

L’allevatore è stato denunciato per illecita detenzione di esemplari di fauna selvatica protetta, furto venatorio e uso di sigilli falsi.

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La Polizia Provinciale di Verona scopre discarica di migliaia di polli morti

A seguito delle segnalazioni di alcuni cacciatori gli agenti della Polizia Provinciale di Verona si sono recati nel Comune di Ronco all’Adige, nei pressi di un allevamento avicolo ed anno rinvenuto mischiati a cumuli di pollina depositati su nudo terreno, numerose carcasse di polli morti ed in diversi stadi di decomposizione. Altre carcasse di polli morti era contenute in bidoni di plastica caricati su un trattore. Carcasse di polli morti ovunque, tranne che nelle apposite celle frigorifere risultate spente.

In un allevamento intensivo di polli superiore a 30.000 pulcini per ciclo produttivo è normale una percentuale di mortalita fra questi, ma i polli morti devono essere recuperati e custoditi in apposite celle frigorifere, per essere poi inviati allo smaltimento tramite ditte debitamente autorizzate per lo scopo. Invece gli allevatori avevano posto in essere un sistema più semplice, consistente nel mischiare le carcasse con la pollina destinata poi a diventare concime. Solo che in questo caso le carcasse sparse nei campi hanno attirato l’attenzione di numerose persone e dagli atti è emerso che sono state circa 20.000 in due anni le carcasse di polli smaltite irregolarmente miscelati alla pollina e non se ne comprende il motivo: certamente non economico, in quanto il prelievo del rifiuto e l’avvio allo smaltimento avviene a titolo gratuito I titolari sono stati denunciati per illecito smaltimento di rifiuti speciali di origine animale. Sul posto è intervenuto anche il servizio veterinario dell’ASL che ha posto immediatamente sotto vincolo sanitario i cumuli rinvenuti e ha provveduto ad impartire precise direttive in materia sanitaria.

 

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bracconiere preso in flagranza di reato aggredisce l’agente di polizia provinciale

Ieri alle 14 un bracconiere è stato sorpreso in un uliveto di tregnago a prelevare piccola avifauna da reti di cattura abusivamente posizionate. Nella flagranza ha dapprima rifiutato di fornire le proprie generalità, quindi le ha fornite false e poi, vistasi bloccata la via di fuga, ha spintonato e gettato a terra l’agente della polizia provinciale intervenuto. Ne è nata una collutazione, durante la quale il bracconiere ha tentato persino di strappare l’arma all’agente, che ancora la portava nella fondina. Alla fine  l’agente è riuscito ad immobilizzarlo ed a richiedere i rinforzi dei colleghi. Sul posto sono intervenuti la Comandante del Corpo Anna Maggio e altri tre colleghi che, durante la perquisizione presso l’autovettura e l’abitazione sono hanno rinvenuto numerose specie di avifauna morta, alcune appartenente a specie particolarmente protette, nonchè numerosi reti, trappole e persino una tagliola, oltre ad un fucile non denunciato

L’agente rimasto leggermente ferito durante la collutazione è stato medicato all’Ospedale di San Bonifacio.

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Operazione congiunta della polizia provinciale di verona e vicenza – sorpreso bracconiere recidivo

 

Grazie al protocollo d’intesa sottoscritto nel 2012 le Polizie Provinciali di Verona e Vicenza hanno portato a termine congiuntamente una brillante operazione di antibracconaggio La zona è di confine, all’interno del parco regionale della Lessinia. Nei giorni scorsi erano giunte segnalazioni ad entrambi i Comandi circa la presenza di reti abusive per la cattura di avifauna. Individuata la rete nel Comune di Vestenanova, a pochi metri dal confine con la Provincia di Vicenza, il personale di entrambi i Corpi si appostava per sorprendere in flagrante il bracconiere. Alle 13,30 di ieri un cacciatore armato di fucile e proveniente dal parco si avvicinava alla rete, prelevava un esemplare di specie protetta ancora vivo ed immediatamente lo uccideva schiacciandogli la testa fra due dita.

 

Al fine di evitare che la barbarie proseguisse gli agenti intervenivano immediatamente e constatavano che nel carniere del cacciatore vi erano già due esemplari di fringuelli ed una pespola, tutti uccisi con sparo all’interno del parco. Identificato il soggetto, R.T. DI ANNI 57, è risultato essere un bracconiere già noto alle Polizie Proviniali per essere già stato denunciato lo scorso anno per uccellagione con reti: nel corso della perquisizione era stato trovato in possesso di ben 600 esemplari di piccola avifauna, per lo più appartenente a specie protette.

 

Proprio in virtù dei suoi precedenti il soggetto è risultato sprovvisto di porto d’armi perché sospeso. Certamente questa volta ha collezionato un bel po’ di reati: caccia privo di porto d’armi e di licenza regionale in area protetta in quanto parco, furto venatorio, abbattimento di specie protette e maltrattamento di animali.

 

Gli agenti provvedevano a liberare e rimettere immediatamente in libertà gli esemplari ancora vivi, ma le sorprese non erano finite: durante l’ispezione del luogo sono state rinvenute nei pressi ben 6 piante di marijuana ancora verdi, che son state prontamente poste sotto sequestro a carico di ignoti

 

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Attività della Polizia Provinciale nella prima giornata di apertura ufficiale della Caccia

Domenica 20 settembre è iniziata ufficialmente la stagione venatoria.

Come ogni anno in occasione dell’apertura della caccia il Comando Polizia Provinciale aveva potenziato la vigilanza sul territorio impiegando tutto il personale disponibile per garantire il rispetto delle regole Nella giornata sono state accertate numerose sanzioni amministrative per esercizio della caccia senza rispettare le distanze minime da case e strade o per ingresso in campi con colture in atto.

Grazie alla collaborazione di un cacciatore, il cui cane era rimasto impigliato in lacci per la cattura lepri, in località Macaccari nel Comune di Gazzo Veronese sono stati sequestrati tre lacci in fil di ferro, evitando così una morte atroce a numerosi esemplari di fauna selvatica.

L’operazione più significativa è avvenuta però a Ferrara di Monte Baldo loc. Malga Ime: alle 6 del mattino il 50enne P.M. è stato sorpreso a transitare a bordo del suo fuoristrada sulla strada pubblica munito di faro per illuminare i campi alla ricerca di lepri ed imbracciando un fucile. Tante le violazioni commesse contemporaneamente: è vietato esercitare l’attività venatoria in ore notturne, è vietato utilizzare fari e spaventare con sorgenti luminose la fauna, è vietato cacciare sparando da veicoli a motore e in vicinanza alle strade. Niente però in confronto a quanto accertato immediatamente dopo dalla Polizia Provinciale grazie alla collaborazione dei Carabinieri di Caprino: il soggetto è privo di porto d’armi e licenza di caccia ed è conseguentemente sprovvisto di tesserino venatorio ed assicurazione. Il fucile i colpi e la torcia è stati immediatamente posti sotto sequestro, P.M. è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria e rischia da 8 mesi a 3 anni di reclusione

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sky riders sul Garda 16 agosto 2015

Conclusa con soddisfazione la collaborazione offerta al Comune di Peschiera Del Garda in occasione della manifestazione SKY RIDERS 2015, “spettacolo aereo” che ha visto esibirsi la Pattuglia Acrobatica Nazionale delle Frecce Tricolore.
La Polizia Provinciale è stata impegnata in servizi di viabilità all’uscita dei caselli autostradali e come servizio di vigilanza nautica a bordo del natante Benacus.
Al termine della manifestazione, che ha visto la presenza di decine di migliaia di persone, il Sindaco di Peschiera Orietta Gaiulli, ha espresso grande soddisfazione e gratitudine alle forze di polizia, alla protezione civile e a tutti i volontari impegnati nell’ottima riuscita della manifestazione

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sequestrato allevamento suini

sequestro allevamento suini

La Polizia Provinciale sequestra un allevamento di oltre 1500 maiali a Grezzana

Su ordine del Sost. Procuratore della Repubblica di Verona dott. Ottaviano la Polizia Provinciale ha proceduto al sequestro preventivo di un allevamento di oltre 1500 suini nella frazione Casale di Grezzana. L’attività di indagine della Polizia Provinciale era iniziata quando gli agenti avevano accertato che gli effluenti zootecnici prodotti dagli animali non venivano gestiti regolarmente: in pratica invece di venire avviati al riutilizzo come fertilizzante o allo smaltimento nelle forme previste dalla legge, semplicemente venivano riversati da tempo in una zona impervia del Vajo Squaranto, pratica sicuramente meno costosa, di cui il titolare ha potuto avvalersi ripetutamente proprio a causa della zona impervia. L’approfondita conoscenza del territorio da parte degli agenti in pattuglia di vigilanza nella zona ha però permesso di verificare che qualcosa era cambiato nell’orografia del vajo e che ciò non era sicuramente dovuto a precipitazioni atmosferiche ma a precipitazioni di ben altra natura che nel tempo si erano sedimentate sul fondo.
I danni per l’ambiente sono molto gravi perché l’abbandono incontrollato e ripetuto di liquami contamina con nitrati il terreno e le falde acquifere.
Le gravi irregolarità accertate in sede di esame della documentazione relativa allo smaltimento degli effluenti hanno convito l’Autorità Giudiziaria ad adottare il provvedimento di sequestro, al fine di impedire che le conseguenze del reato si aggravassero. I suini, oltre 1500 capi fra scrofe e piccoli nati sono stati affidati alla giudiziale custodia di due esperti nominati dalla Procura, che provvederanno a gestire l’attività fino a che il titolare non provvederà a sanare la situazione.

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La circolazione su strada delle macchine agricole

Si è tenuto ieri sera a Isola della Scala il corso organizzato dall’Amministrazione Comunale ad oggetto “La circolazione su strada delle macchine agricole” , relatore la dott.ssa Anna Maggio Comandante del Corpo di Polizia Provinciale.

Il materiale didattico è scaricabile dal link seguente manuale

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allevamento di bovini con 47 capi privi delle marche auricolari scoperto a Villafranca

Personale della Polizia provinciale è intervenuto nel comune di Villafranca per accertare il corretto smaltimento del letame aziendale da parte di una azienda di allevamento di bovini da latte. Era infatti giunta una segnalazione circa l’irregolare spandimento al suolo. Nel corso del controllo presso la stalla, che ospitava circa 150 bovini si accertava che ben 47 capi di varia età (fra cui 13 tori) non erano identificati con la posizione delle marche auricolari obbligatorie, che sono indispensabili per la corretta tracciabilità della filiera delle carni e del latte e che devono essere apposte entro il 21esimo giorno dalla nascita: vi erano vitellini di pochi giorni, ma anche capi di oltre un anno. Data la gravità della situazione è stato richiesto l’intervento del veterinario reperibile dell’USL 22 che, con l’ausilio della Polizia Provinciale ha provveduto a porre sotto sequestro tutti i bovini non identificabili. A seguito del provvedimento l’USL 22 ha sottoposto l’intero allevamento al blocco della commercializzazione di tutti i capi presenti e del latte prodotto, fino a completa verifica sanitaria e amministrativa dell’intero allevamento. Pesanti sanzioni sono previste a carico dell’allevatore, fino a 500 € a capo irregolare.

 

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Asta pubblica per l’alienazione di due motocicli BMW F650 assegnati al Corpo di Polizia Provinciale. Termine presentazione offerte: 18 luglio 2015 ore 12,00.

http://portale.provincia.vr.it/avvisi/asta-pubblica-per-lalienazione-di-due-motocicli-bmw-f650-assegnati-al-corpo-di-polizia-pr

http://portale.provincia.vr.it/avvisi/asta-pubblica-per-lalienazione-di-due-motocicli-bmw-f650-assegnati-al-corpo-di-polizia-provinciale/MODULO%20OFFERTA_%20ALLEGATO%20B.pdfovinciale/file.2015-06-17.0432177536.pdf

http://portale.provincia.vr.it/avvisi/asta-pubblica-per-lalienazione-di-due-motocicli-bmw-f650-assegnati-al-corpo-di-polizia-provinciale/MODULO%20DOMANDA%20DI%20PARTECIPAZIONE_ALLEGATO%20A.pdf

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La Polizia Provinciale denuncia agricoltore per spargimento pericoloso di esche topicide

Il contadino aveva gettato il veleno in un campo tra Modon e Presina

ALBAREDO D’ADIGE . L’agricoltore aveva gettato il veleno in un campo tra Modon e Presina. Gli agenti della Polizia Provinciale Provinciale  hanno rinvenuto centinaia di bustine topicide mischiate ad un impasto di granaglie. La mistura era  preparata per attirare i roditori. Il problema, però, è che le bustine di topicida erano state sparse nel campo senza alcuna precauzione, contravvenendo all’ordinanza del ministro della Salute  che vieta l’utilizzo in modo improprio e l’abbandono di esche e di bocconi avvelenati: Qualsiasi animale avrebbe potuto cibarsene,  fagiani, cani e dai gatti, uccelli in genere. Individuato il proprietario, titolare di un’azienda agricola, l’uomo ha ammesso le sue responsabilità e ha   esibito una fattura di acquisto di veleno per topi per 650 euro.La Poliziaprovinciale ha sequestrato l’intero quantitativo di rodenticidi e ha inviato una notizia di reato in Procura per maltrattamento ed uccisione di animali, in ottemperanza all’ordinanza sulle esche del 2008 e violazione della legge sulla caccia. «Non si vuole negare ai contadini il diritto di difendere i propri raccolti, ma ricordiamo che topicidi e lumachicidi vanno utilizzati mediante un posizionamento protetto e selettivo, non accessibile al resto della fauna.

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La Polizia Provinciale ferma per documenti falsi un moldavo residente a Verona da dieci anni – Doveva scontare 6 anni di carcere ed era ricercato da oltre 2 anni da tutte le Forze di Polizia

Sabato 24 gennaio è stato eseguito un provvedimento di carcerazione a carico di un cittadino di origine moldava residente a Verona da oltre dieci anni.

L’investigazione effettuata dal Nucleo falsi documentali del Corpo di Polizia Provinciale, in collaborazione con la squadra mobile della Questura di Verona e la polizia locale del Comune di Sommacampagna, ha permesso di assicurare alla giustizia un uomo di trentanove anni che, al controllo, risultava detenere documenti italiani autentici, tuttavia, ottenuti dopo aver riconvertito documenti bulgari totalmente falsi.

L’operazione è partita dalla richiesta che il soggetto ha presentato alla ex Motorizzazione Civile di ottenere il rinnovo della carta di qualificazione del conducente (la patente che consente di guidare veicoli oltre i 35 q.li). La richiesta riportava un indirizzo di residenza nel comune di Sommacampagna benché lo stesso fosse domiciliato altrove. Anche le sue precedenti residenze nel comune di dolcè e di Verona risultavano fittizie, tanto che era stato cancellato dalle liste anagrafiche per irreperibilità.

L’uomo, dopo essere stato individuato ed aver fornito un’identità falsa, veniva accompagnato presso gli uffici della squadra mobile della Questura, dove emergeva una lunga lista di falsi nomi che lo stesso soggetto aveva utilizzato negli anni e soprattutto, risultavano a suo carico condanne per vari reati commessi (tra cui furto, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale ecc) per una somma di pene di circa sei anni di detenzione.

Conclusi gli accertamenti e le verbalizzazioni di rito, gli agenti hanno provveduto ad accompagnare il soggetto presso la casa circondariale di Montorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Denunciati 36 cittadini extracomunitari muniti di patenti false – brillante operazione portata a temine grazie alla collaborazione tra la Polizia Provinciale e la Motorizzazione civile di Verona

L’ultimo ieri: un moldavo di 40 anni, C.V. residente a Verona, è stato individuato e fermato ieri dopo vari appostamenti dalla Polizia Provinciale. Il soggetto, nei confronti del quale il  sost. Procuratore dott.ssa Labia aveva emesso nel mese di maggio un decreto di perquisizione per procedere al sequestro della patente ottenuta presentando documenti falsi, si era infatti reso irreperibile.

L’individuo aveva ottenuto regolare patente italiana, con tanto CQC (certificato che abilita a svolgere l’attività di conducente professionale anche di mezzi pesanti e autobus) chiedendo il riconoscimento di una patente rumena apparentemente regolare. Peccato che il soggetto non fosse rumeno (e quindi comunitario) ma moldavo e la patente fosse falsa. Ottenuto il talloncino di riconoscimento ne aveva poi dichiarato lo smarrimento e chiesto il duplicato, ottenendo quindi regolare patente italiana. E che guidasse autocarri non vi è dubbio, visto che durante la perquisizione è stata rinvenuta la card per il tachigrafo digitale, obbligatorio solo su mezzi superiori a 35 q.li

Ma da tempo gli operatori della Motorizzazione di Verona avevano cominciato a nutrire alcuni sospetti nei confronti di certe conversioni di patenti straniere, molte delle quale presentate tramite agenzie, ma non è semplice riconoscere un documento materialmente falso o contraffatto, specie se munito di certificato di autenticità consolare, perché alcuni sono molto curati e i trucchi posti in essere molto sottili: servono strumenti specifici e soprattutto tanta professionalità. Da qui è nata la collaborazione con il Nucleo Falsi Documentali della Polizia Provinciale, a cui nel caso specifico è bastato esaminare la fotocopia del documento rumeno esibito per rendersi conto, tramite l’esame di alcuni particolari codici stampati, che era falso e sicuramente non rumeno.

Le indagini erano iniziate nel mese di febbraio di quest’anno, quando un funzionario della Motorizzazione si era insospettito difronte ad una patente rumena, di cui veniva chiesto il riconoscimento paesi CEE, che recava lo stesso numero e la stessa data di rilascio di una patente rumena di cui era stato denunciato lo smarrimento. Tramite l’Interpolla PoliziaProvincialeaccertava che il soggetto non era titolare di alcuna patente di guida in Romania e che il numero era inesistente.

Visto l’esito della prima indagine il direttore dell’Ufficio Prov.le della Motorizzazione Ing. Claudio Avesani ela Comandantedella Polizia Provinciale dott.ssa Anna Maggio si accordavano per una collaborazione per attivare controlli immediati nei casi sospetti e controlli a campione sulle pratiche di conversione. Gli operatori di sportello, sensibilizzati sui trucchi più utilizzati, hanno contattato il Nucleo falsi documentali in varie occasioni. Ecco i casi più significativi:

a) l’operatore di sportello si accorge che un cittadino rumeno, che nel 2012 aveva chiesto il foglio rosa e non aveva poi superato l’esame, chiedeva ora il riconoscimento di una patente rumena conseguita nel 2010, ovviamente risultata falsa.

b) l’indiano che presenta per il riconoscimento una patente rumena

c) il residente in province lontane che si presenta allo sportello di Verona per rendere più difficili i controlli in loco

Uno dei trucchi più utilizzati era proprio quello di chiedere il riconoscimento CEE di una patente rumena falsa, ottenere il talloncino con numero italiano e poi dichiararne lo smarrimento, ottenendo quindi un documento autentico e liberandosi per sempre di quello falso.

Da febbraio ad oggi  sono stati individuate:

-20 patenti rumene di cui 3 avevano ottenuto il riconoscimento e ben 15 avevano portato al rilascio di patente italiana

-11 patenti dello Sri Lanka e 1 marocchina munite di documentazione consolare contraffata

– 1 patente bulgara per cui era stato chiesto il rilascio di CQC

36 persone sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria, che ha emesso decreto di sequestro delle le patenti ottenute illegalmente. Le stesse sono state immediatamente revocate dalla Motorizzazione, con possibilità di immediato riscontro in sede di controllo su strada.

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TORRI DEL BENACO: ARMI CLANDESTINE, ARSENALE SEQUESTRATO DALLA POLIZIA PROVINCIALE

polizia provinciale verona

Una pattuglia della Polizia Provinciale, durante un servizio di vigilanza venatoria nel comune di Torri del Benaco, procedeva a controllare un soggetto vestito in abiti mimetici che, provenendo da un’area boscata, raggiungeva la propria auto all’interno della quale era depositata una cartucciera con munizioni. Il soggetto per farsi identificare mostrava agli agenti operanti il porto d’armi e il tesserino venatorio regionale regolarmente annotato con la relativa giornata di caccia, ma i conti non tornavano, infatti il cacciatore era privo del fucile. Alla domanda dove avesse lasciato l’arma il soggetto precisava in maniera poco credibile di essere solamente a funghi.

 Scattava quindi il controllo delle armi regolarmente detenute presso l’abitazione (poiché cacciatore munito di regolare porto d’armi), nella circostanza la pattuglia riscontrava che alcune (tra i 17 fucili denunciati) non erano custodite secondo le regole prescritte dalla legge, risultando sparse per casa senza alcuna particolare precauzione, una era celata all’interno di una barca, un’altra era appoggiata con il colpo in canna ad una parete del garage, inoltre dalle ulteriori verifiche risultava appunto mancare all’appello un fucile.

 La pattuglia procedeva pertanto ad eseguire la perquisizione dei locali durante la quale venivano rinvenute n. 3 armi clandestine, tra cui 2 carabine ad aria compressa prive di matricola ed una pistola di fabbricazione artigianale. La pistola, costruita artigianalmente con evidenti saldature tra i vari componenti, era dotata di canne smontabili per consentire lo sparo con due calibri di cartucce (calibro 6 e 9), probabilmente per l’abbattimento di piccola avifauna, e dotata di congegno di scatto pure artigianale perfettamente funzionante. Veniva rinvenuta un’altra canna di fabbricazione artigianale per fucile ad anima liscia, tutte armi considerate clandestine dalla legge perché prive di numeri di matricola e di altri segni identificativi. Nel corso delle operazioni venivano inoltre rinvenute più di 4000 cartucce a munizione spezzata di cui 3.000 detenute illegalmente, tra le quali appunto cartucce del calibro della pistola artigianale  e un centinaio di munizioni a palla detenute senza regolare denuncia.

Finalmente il cacciatore si decideva a rivelare dove fosse il fucile mancante. Accompagnato nel bosco nel luogo dove era stato controllato il mattino dalla pattuglia della Polizia Provinciale, recuperava l’arma che aveva nascosto dietro ad una pianta alla presenza dei Carabinieri intervenuti in appoggio.

La pistola di fabbricazione artigianale, le armi clandestine, le cartucce illegali e i fucili incustoditi venivano posti sotto sequestro penale e il cacciatore denunciato per detenzione di armi clandestine, omessa custodia di armi, abbandono di fucile, detenzione di cartucce non denunciate e detenzione di avifauna protetta.

 

 

 

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Pescantina – scovato roccolo abusivo – sequestrati oltre 200 esemplari di avifuana protetta

Era sprovvisto di licenza di caccia da oltre 20 anni, ma catturava con reti da uccellagione volatili appartenenti a specie particolarmente protette. Il bracconiere aveva allestito un vero e proprio roccolo abusivo e con l’ausilio di fonofil (sistema di riproduzione acustica del canto degli uccelli anch’esso vietato) attirava i volatili nelle reti. Sono state rinvenute impigliate nelle reti una cinciallegra  e una passera scopaiola  mentre 11 lucherini, 12 passere scopaiole e 3 frosoni sono stati trovati in gabbia detenuti senza autorizzazione e quindi prontamenti liberati. Ma le sorprese non sono terminate: nel corso della perquisizione gli agenti hanno rinvenuto e posto sotto sequestro un fucile carico lasciato incustodito in luogo accessibile a chiunque e oltre 200 fra tordi e lucherini già pronti per il consumo e riposti nel congelatore.

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intestazione temporanea di veicoli – le nuove disposizioni dell’articolo 94, comma 4-bis del Codice della Strada

Considerato che le disposizioni dell’articolo 94, comma 4-bis, del codice della strada avranno efficacia dal prossimo 3 novembre 2014 si chiariscono  alcuni aspetti della novità:

  • In primo luogo, l’articolo 94, c. 4-bis riguarda l’obbligo di registrazione nell’anagrafe dei veicoli gestita dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (e non nel P.R.A.) dei dati di colui che abbia la disponibilità per una periodo superiore a 30 giorni di un veicolo intestato ad altro soggetto.
  • L’obbligo non riguarda il nucleo familiare convivente.
  • Lo stesso articolo prescrive anche l’obbligo di registrare ogni variazione dell’intestatario diversa dal cambio di residenza/sede o di proprietà che sono già oggetto della prescrizione dell’articolo 94, commi 1 e 2. (es. variazione della toponomastica, ovvero delle generalità della persona, o della denominazione della società che non diano luogo a un diverso soggetto giuridico).
  • La registrazione della disponibilità o della variazione prevista dal comma 4-bis dell’articolo 94 deve avvenire entro 30 giorni dalla data dell’attoche ha dato luogo alla nuova disponibilità o variazione dell’intestatario.
  • L’inosservanza della prescrizione è sanzionabile solo per atti posti in essere dal 3 novembre 2014.
  • In sostanza, l’accertamento potrà avvenire, di norma, solo in base a contratti di locazione (es. veicoli a noleggio), comodato, o altre forme contrattuali, dalle quali sia ricavabile la sussistenza di una disponibilità del veicolo superiore a 30 giorni (sempre per atti conclusi dal 3 novembre p.v.).
  • Il responsabile della violazione è l’avente causa (cioè colui che ha il veicolo nella disponibilità per un periodo superiore a 30 giorni e che deve curare la registrazione e l’aggiornamento della carta di circolazione) e non il conducente, salvo sia egli stesso l’avente causa.
  • Per ogni approfondimento e dettaglio tecnico il Ministero ha emanato:
    > la circolare prot. n. 15513 del 10/7/2014
    >
    la circolare prot. n. 23743 del 27/10/2014

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La Polizia Provinciale a “Giovani in Strada” ed. 2014

Sensibilizzare i ragazzi su come vivere nel modo corretto nell’ambiente urbano, da pedoni, da ciclisti, da motociclisti, da automobilisti, prestando attenzione agli aspetti dell’ecologia, delle regole, della convinvenza e dell’arte. Questo il messaggio della manifestazione che ha visto la partecipazione dioltre 2000 ragazzi delle scuole medie superiori. La polizia provinciale era presente con uno stand dedicato alla sicurezza nella guida delle due ruote: il messaggio sintetizzato dal Comm. Ferdinando Pezzo è chiaro: chi vuole sfogare estro, fantasia e  la voglia di adrenalina può scegliere diverse discipline sportive e correre in pista e non sulle strade.

Grande ressa davanti allo stand della Polizia Provinciale dove, a dimostrazione della differenza fra correre in strada o in pista, fra guidare un veicolo equipaggiato per gare e un normale motociclo, si sono esibiti di campioni di Trial Paolo Bonetti e Edoardo Verdari, del motoclub trial scaligero ed è stata esposta la Porsche rs 3000 di Davide Brunelli utilizzata nei rally storici. Grande interesse ed anche grande commozione hanno suscitato le testimonianze di Heros Marai, gravemente ferito in un incidente motociclistico e oggi ex atleta paralimpico e Sabina Sinini, esperta motociclista ma che ha raccontato la sua esperienza di perdere un fratello vittima di un incidente in moto.

Si ringraziano tutti coloro che hanno cooperato per il successo dell’iniziativa: i testimonial, i campioni sportivi, Ugolino e Cesare Franchini per la realizzazione del video, Maurizio Rebonato per il mixaggio audio e l’SOS di Sona per la tensostruttura messa a disposizione

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brillante operazione antibracconaggio

Sabato 18 ottobre alle ore 07 del mattino la Polizia Provinciale hanno sorpreso nelle campagne di Malcesine, all’interno di un uliveto e a distanza inferiore ai 150 m. dalle case previsti dalla legge, un bracconiere con fucile carico e atteggiamento venatorio privo di porto d’armi uso caccia. Durante le operazioni sono state sequestrate al soggetto  trappole e archetti per la cattura abusiva di volatili e 11 reti da uccellagione, oltre a 250 munizioni detenute illegalmente. All’interno di una gabbietta è stato rinvenuto un esemplare di lucherino, volatile appartenente a specie particolarmente protetta, che aveva appena catturato,  che  è stato immediatamente rimesso in libertà.  Il soggetto, F.R. di anni 35 è stato denunciato per porto abusivo di armi, in concorso con  tutti gli altri reati di bracconaggio.

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Retata anticontraffazione della Polizia Provinciale insieme alla Polizia Municipale di Lazise

Una azione congiunta fra la Polizia Locale di Lazise ed il Nucleo di Sicurezza della Polizia Provinciale, a Pacengo, nel corso del mercato settimanale del sabato, ha portato al sequestro di una notevole quantità di materiale con marchio contraffatto. Nella sostanza gli agenti della polizia locale provinciale hanno posto sotto sequestro amministrativo borse, occhiali, portafogli ed una buona quantità di giocattoli privi delle garanzie del marchio di sicurezza e CE, quindi sospetti di essere nocivi per i fruitori.

L’operazione è scattata sabato mattina alle 10 in territorio di Pacengo, precisamente sul lungolago, in zona porto

Quattro gli abusivi fermati e la merce recuperata posta sotto sequestro.

 Gli agenti provinciali sono giunti a Pacengo, in un’azione coordinata con i colleghi della municipale di Lazise, con la loro imbarcazione Benacus. Hanno lasciato l’ormeggio a Peschiera e sono scesi quindi sulla riva di Pacengo. L’azione fulminea e congiunta ha colto di sorpresa tutti gli ambulanti abusivi. “Abbiamo ricevuto il plauso dei commercianti italiani che da anni operano a Pacengo ­- spiega ancora Pezzo -­ perché sono stanchi di avere una concorrenza sleale da parte degli abusivi che non pagano plateatico, non hanno licenza, non pagano imposte e vendono sostanzialmente materiali simili che comunque non rispondo ai dettami della legge sul commercio. .”

 
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camosci e bellezze del monte baldo

http://youtu.be/RJ2u8S2mEpc

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A caccia di notte con carabina e silenziatore: bracconiere denunciato dalla Polizia Provinciale

Una pattuglia della Polizia Provinciale ha sorpreso un bracconiere nell’area di San Martino Buon Albergo. L’uomo, C.G. di 40 anni residente in Verona, è stato trovato di notte, in atteggiamento venatorio e con fucile carico, munito di visore notturno e di un grosso silenziatore, pertanto gli agenti lo hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria e hanno sequestrato l’arma, una carabina denominata Stradivari per le ridotte dimensioni (57 cm). Poiché la stagione di caccia non è ancora aperta, a seguito di mirati servizi di controllo e monitoraggio del territorio per contrastare il fenomeno del bracconaggio sulla fauna selvatica, gli agenti si sono appostati nella zona collinare dell’area compresa tra San Martino Buon Albergo e Verona, scoprendo il bracconiere appostato su di un’altana costruita artigianalmente, in attesa di animali selvatici. Lo stesso si apprestava ad abbattere la selvaggina con l’ausilio di un sofisticato visore notturno dotato anche di fotocamera e utilizzando un silenziatore di fattura artigianale per celare l’esplosione dei colpi. L’utilizzo di tale dispositivo per coprire la conflagrazione è severamente vietato dalla legge così come l’impiego di visori notturni. Nei pressi dell’altana è stata rinvenuta una grossa gabbia trappola in metallo per la cattura di cinghiali (c.d. chiusino) in piena efficienza inoltre era stato approntato un percorso obbligato costituito da pannelli in metallo, disseminato di lacci in acciaio appositamente attivati per la cattura degli ungulati che avessero seguito la pastura, nonché presidiato da fototrappole (strumenti tecnologici per la videoripresa automatica). La pattuglia ha provveduto a porre sotto sequestro penale anche tali mezzi di cattura vietati dalla legge sulla caccia. Per l’uomo è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria  per esercizio della caccia in tempo di divieto e con mezzi vietati, cioè con arma munita di silenziatore e visore, con trappole e lacci (tutti posti sotto sequestro).

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Settantenne guida con la patente sospesa e non si ferma all’alt della Polizia Provinciale: rischia una multa fino a 8.000 euro.

Durante un posto di controllo nel comune di Verona, sulla strada provinciale per Roverè. V.se, una pattuglia della Polizia Provinciale ha intimato l’alt ad un autoveicolo, il conducente invece di fermarsi proseguiva la marcia svoltando dopo alcune centinaia di metri in una strada sterrata che conduceva ad una boscaglia, allontandosi quindi a piedi. Il personale prontamente saliva a bordo del veicolo di servizio e raggiungeva  il conducente. Al controllo risultava essere sprovvisto di patente di guida in quanto precedentemente sospesa per guida in stato di ebbrezza. Gli agenti provvedevano quindi ad identificare il conducente settantenne e, svolte le verifiche di rito, a contestare le violazioni previste dal codice della strada – inottemperanza all’invito di fermarsi e guida con patente sospesa – e a far rimuovere il veicolo dopo averlo sottoposto a fermo amministrativo per tre mesi.

La patente gli era stata sospesa per due anni con provvedimento del Prefetto, per la guida con patente sospesa la legge prevede la revoca della patente, pertanto il conducente dovrà sostenere di nuovo gli esami di guida, oltre a pagare una sanzione pecuniaria amministrativa fino a 8.000 euro per le violazioni contestate, sanzione che verrà stabilita dal Prefetto.

 

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Attività di sicurezza stradale nelle scuole

Si è concluso il ciclo di interventi dedicati alla sicurezza stradale effettuato dalla polizia provinciale in collaborazione con le polizie locali dei Comuni di Bosco Chiesanuova e Roverè Veronese nelle scuole dell’Istituto comprensivo di Bosco Chiesanuova.

Gli alunni delle classi terze (medie) degli istituti secondari di Cerro, Bosco e Roverè hanno partecipato ad un corso teorico nel quale sono state affrontate le tematiche relative alla guida del ciclomotore e alle corrette norme di comportamento.

Gli alunni delle classi quarta e quinta (elementari) degli istituti primari di Corbiolo, Bosco, San Rocco di Piegara e Roverè hanno seguito un corso teorico su pedone e ciclista, terminato con una prova pratica di percorso in bicicletta e riconoscimento segnaletica stradale. Anche la scuola dell’Infanzia di San Rocco di Piegara, ha partecipato al progetto di sicurezza stradale coinvolgendo i piccoli partecipanti in un incontro ludico-didattico a bordo di automobiline giocattolo.

Gli incontri per i ragazzi delle scuole primarie si sono conclusi con una “festa didattica” rispettivamente nelle piazze centrali di Bosco Chiesanuova e Roverè, dove era stato allestito un percorso con segnali stradali, semaforo, rotatoria, attraversamenti pedonali ecc. I ragazzi sono stati protagonisti non solo a bordo della bici ma anche come pedoni e come baby-vigili.  All’appuntamento di Bosco ha presenziato, come madrina d’eccezione, la campionessa olimpica Paola Pezzo che, al termine della manifestazione, ha personalmente consegnato a tutti i ragazzi presenti la patente di bravo ciclista oltre ad alcuni gadget messi a disposizione dalla Polizia Provinciale.

Paola Pezzo, tornata a Bosco a distanza di diciotto anni dalla sua prima medaglia olimpica, nel confermare il suo amore per la bicicletta, ha apprezzato molto l’iniziativa e ha sottolineato l’importanza degli incontri di sicurezza stradale per i giovani che, talvolta, affrontano la strada sottovalutando i pericoli che possono incontrare. 

 

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Armi, trappole, trofei e inosservanza di norme igienico sanitarie. Cacciatore ristoratore denunciato

Un’operazione congiunta tra il Corpo di Polizia Provinciale e i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Verona, effettuata nel territorio del comune di Ferrara di Monte Baldo, ha consentito di rinvenire, durante alcune perquisizioni anche in un locale pubblico, occultati in differenti luoghi tre silenziatori per armi e rispettivamente uno per pistola e due per carabina di grosso calibro e numerose munizioni di vari calibri, polvere da sparo non denunciata, nonchè alcuni trofei di caccia di ungulati. Venivano quindi individuate le armi modificate per l’innesto dei silenziatori: una carabina Thompson calibro 270 ed una pistola calibro 22 l.r. marca Lux Weber con cannocchiale. Inoltre venivano rinvenuti trofei di caccia delle specie capriolo, camoscio, muflone dei quali il soggetto identificato non era in grado di documentare la legittima provenienza, nonchè trappole a scatto per la cattura illecita di avifauna e numerose munizioni non denunciate alla competente Autorità. Nel corso delle operazioni di Polizia Giudiziaria all’interno del locale adibito alla ristorazione si verificava che gli alimenti conservati all’interno dei frigoriferi e lo stato generale dei locali non rispettavano le condizioni igienico-sanitarie prviste, per questo si chiedeva l’intervento di personale dell’Ulss 22 di Bussolengo che, dopo accertamenti specifici, provvedeva a sospendere immediatamente l’attività di somministrazione di alimenti e bevande. Il soggetto individuato veniva deferito all’Autorità Giudiziaria per la violazione alla Legge 110/75 per aver alterato armi da sparo, detenuto illegalmente parti di armi -3 silenziatori di fattura artigianale – atte all’impiego, per aver detenuto abusivamente munizioni a palla e polvere da sparo, per omessa custodia di munizioni e per aver detenuto trofei di caccia senza dimostrarne la legittima provenienza. Inoltre veniva sanzionato per la detenzione illecita di numerose trappole per la cattura di volatili.

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Polizie Provinciali del Veneto: Festa di San Sebastiano – Venezia Marghera – 4 febbraio 2014

Martedì 4 febbraio 2014 a Venezia (Marghera) si è tenuta la Festa di San Sebastiano, organizzata dalla Polizia Provinciale di Venezia con l’intervento di tutte le polizie provinciali del Veneto.

(Protocollo d’intesa fra le Province della Regione del Veneto per il coordinamento delle attività svolte dalle polizie provinciali – G.P. n.48/2012)

Programma della giornata

– ore 9.45 accoglienza delle Autorità e dei partecipanti – Marghera via Trieste 140 (Piazzale Chiesa).

– ore 10.00 Santa Messa nella chiesa parrocchiale “Madonna della Salute” di Catene in via Trieste n.140; Celebra il Patriarca di Venezia

– ore 11.00 auditorium parrocchiale Madonna della Salute: saluto delle autorità intervenute.

A seguire: riconoscimento agli agenti che si sono particolarmente distinti in attività d’istituto e consegna attestati di professionalità.

– ore 12.00 Visita, benedizione della Centrale Operativa del Comando della Polizia provinciale di Venezia.

 

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PROTOCOLLO D’INTESA PER L’ESECUZIONE DEL PROTOCOLLO REGIONALE PER LA DEFINIZIONE DELLE PROCEDURE OPERATIVE DELLE SQUADRE DI EMERGENZA ORSO DI CUI AL PIANO D’AZIONE PER LA CONSERVAZIONE DELL’ORSO BRUNO SULLE ALPI CENTRO-ORIENTALI (PACOBACE) ED ALL’AZIONE C4 DEL PROGETTO LIFE ARCTOS IN VENETO

Ieri alle ore 11 a Belluno, presso la sede del Corpo Forestale dello Stato, è stato sottoscritto il “protocollo d’intesa fra la Regione Veneto, il Corpo Forestale dello Stato e Le Province di Belluno, Treviso, Verona e Vicenza per l’esecuzione del protocollo regionale per la definizione delle procedure operative delle squadre di emergenza orso di cui al piano di azione per la conservazione dell’Orso Buno sulle Alpi Centro Orientali (PACOBACE) ed all’Azione del Progetto LIFE ARCTOS in Veneto.

Nell’ambito del tema di una corretta gestione dell’Orso bruno (Ursus arctos), specie particolarmente protetta dalla normativa comunitaria e nazionale, fin dal 2006 il Ministero dell’Ambiente, con il coordinamento tecnico dell’ISPRA, ha promosso la definizione condivisa con le Amministrazioni regionali e le Province autonome dell’area alpina di uno specifico Piano di azione per la Conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali, noto con il nome di PACOBACE e adottato anche dalla Regione Veneto, Il PACOBACE affronta le principali tematiche gestionali, tra i quali i criteri e le procedure per l’indennizzo e la prevenzione dei danni, la formazione di personale specializzato, nonché i criteri e le procedure d’azione nei confronti degli orsi problematici e d’intervento in situazioni critiche.

L’ argomento non è di poco rilievo per la Provincia di Verona la quale, benchè non interessata dalla presenza stanziale di orsi bruni, nel passato recente ha dovuto affrontare significativi problemi legati a razzie di animali domestici e di allevamento, causati da orsi in transito nel territorio alpino veronese, con criticità che hanno coinvolto anche aspetti legati alla percezione di sicurezza degli abitanti locali.

Con la sottoscrizione del protocollo operativo regionale viene data attuazione ad un’azione finalizzata creazione, istruzione e formazione di squadre e protocolli operativi per la gestione delle situazioni problematiche causate dalla presenza di orsi.

L’incontro è stato un occasione di approfondimento e confronto fra la Regione, i Comandanti del CFS e e delle Polizie Provinciali sul progetto recentemente approvato dalla Veneto Life WolfAlps per la conservazione e la gestione del lupo, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Life Natura.

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Notizie Polizia

 Rinvenimento reperti Etruschi.

In una grotta tra i boschi di Fumane un agente della Polizia Provinciale ha rinvenuto una cassa militare, risalente alla seconda guerra mondiale, contenente reperti etruschi (VI-V secolo a.C.).

Il materiale è stato posto sotto sequestro ed affidato alla locale Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto.

Si tratta 12 oggetti ceramici (brocca, ciotole, ciotoline, vasi ansati), 1 fibula, piccoli frammenti di oggetti metallici. 

 

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Protocollo d’intesa siglato dalle sette Province del Veneto per il coordinamento e il potenziamento delle attività delle Polizie Provinciali.

Al fine di garantire maggiore sinergia tra le Polizie Provinciali del Veneto, sono state introdotte azioni volte ad avviare accordi di programmazione tra le varie Amministrazioni provinciali che hanno portato alla sottoscrizione, nell’anno 2012, da parte di tutti e sette i Presidenti, di un “Protocollo d’Intesa” che stabilisce:

–        il coordinamento dei servizi di vigilanza e controllo sul territorio, per realizzare un potenziamento ed un miglioramento delle attività istituzionali;

–        l’attivazione di iniziative per dotarsi di piani e programmi operativi coordinati;

–        l’organizzazione, programmazione e gestione di servizi di comune interesse operativo ;

–        l’attivazione di iniziative di formazione e aggiornamento coordinate, idonee a favorire e accompagnare i programmi operativi;

–        una gestione della polizia provinciale omogenea ed unitaria.

Sulla base del protocollo sottoscritto sono state svolte, nel corso della stagione venatoria 2012-2013, importanti azioni antibracconaggio nelle aree di confine delle varie Province con intervento simultaneo di pattuglie dei vari Corpi di Polizia Provinciale. L’attività ha comportato l’accertamento di vari illeciti penali in materia di caccia ed armi e il sequestro di numerosi esemplari di avifauna.

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La Polizia Provinciale scopre un deposito irregolare di 190 quintali di carcasse avicole

durante l’attività di vigilanza venatoria nella zona di Salizzole, la pattuglia della Polizia Provinciale in servizio nella zona veniva attratta da un forte odore nauseabondo proveniente da una azienda agricola dedita all’allevamento di polli. Dall’esterno potevano notare che era l’odore proveniva dalle carcasse di polli morti che da un container di deposito nel cortile dell’azienda venivano caricate su un autocarro, per cui procedevano all’ispezione e constatavano che il container era pieno e che tali carcasse erano già in avanzato stato di decomposizione. In totale veniva rinvenuti tre container, per un totale di circa 190 q.li di carcasse, la maggior parte dei quali appunto in fase di putrefazione, il che spiegava l’intenso odore avvertito nella campagna circostante.

Lo stoccaggio delle carcasse di avifauna all’interno di un azienda non è mai consentito e non solo per l’odore ma soprattutto per i gravi rischi sanitari e che ciò comporta: la corretta gestione prevede che vengano temporaneamente depositate in un congelatore e da cui conferite ad aziende specializzate per l’immediato avvio allo smaltimento.

Con la collaborazione della Polizia Municipale si provvedeva a completare tutti gli accertamenti  ed il Sindaco emetteva  ordinanza urgente e contingibile di immediata rimozione e smaltimento per motivi igienico sanitari Il titolare dell’azienda agricola è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per illecita gestione di rifiuti di origine animale.

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Lega Ambiente assegna la bandiera verde alla Polizia Provinciale di Verona

http://www.lifewolfalps.eu/news/legambiente-assegna-la-bandiera-verde-al-monitoraggio-del-lupo-lessinia/

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